Italia, Paese d’eroi

Pubblicato: 27 gennaio 2012 in Pensieri sparsi
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Napoletano, 46 anni, capo della sala operativa della capitaneria di porto di Livorno. Il capitano Gregorio De Falco è il nuovo eroe nazionale: il web lo celebra, le trasmissioni lo cercano, tutti, proprio tutti, vorrebbero stringergli la mano. “E’ un eroe!”, “E’ lui la vera Italia!”, “Voglio scoparlo!” urla estasiato l’italico Paese.

Un gesto, il suo, che ha il sapore buono e dolciastro dell’eroismo d’altri tempi: la Costa Concordia sta affondando, il comandante Schettino è già in salvo su una scialuppa e sulla nave ci sono altre 100 persone che pendolano tra la vita e la morte. 


E cosa fa De Falco? Corre a piedi 200 Km, si butta in mare e salva tutti? No. Va lì in elicottero, si cala con una fune e salva tutti? No. Si trasforma in una balena gigante, traina la nave a riva e salva tutti? No. Chiama Schettino e gli fa una bella cazziata. “Salga a bordo, cazzo” gli intima con fare deciso (una frase così banale da sembrare un monito di Napolitano).

“Ha temuto per la sua vita?” ha chiesto a De Falco un ficcante cronista del Tg1, “Non ho avuto tempo di pensarci” ha risposto il capitano col piglio eroico dell’uomo di mare. Una vera fortuna che quella sera nella sala di comando della capitaneria di porto ci sia stato lui.


Immaginate cosa sarebbe successo se al posto di De Falco ci fosse stato qualcun altro, ad esempio il mio giornalaio. Avrebbe mai avuto il coraggio di cazziare un comandante che porta una nave di 6 piani a sbattere contro uno scoglio e la abbandona quando a bordo ci sono ancora 100 passeggeri? No, il mio giornalaio non è un eroe, anche se riempie costantemente il figlio di insulti.

De Falco, gliene va dato atto, continua ad ammettere di aver fatto solo il proprio lavoro. Per il popolo italiano, però, resta un eroe. “Eroe” è una bella parola, ma forse dalle nostre parti siamo abituati ad usarla un po’ troppo spesso.

C’ho fatto caso questa mattina, quando la mia vicina di casa mi ha chiesto se poteva farmi un pompino. Le ho detto: “Fai pure”. Mentre me lo succhiava con l’avidità di un bimbo alle prese con un chupa chups alla fragola, il mio seme ha iniziato a sentire l’esigenza di essere sparato fuori cappella. Ho quindi placato l’ardore della donna e ho tirato l’arnese fuori dalla sua bocca, evitando con cura di sborrarle in faccia. “Sei un eroe” mi ha detto con gli occhi gonfi di gratitudine. Ed io, riabbottonandomi i miei calzoni da marinaio: “Ho fatto solo il mio dovere, donna”.

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