Per il tuo bene, Hellas

Pubblicato: 3 maggio 2012 in Pensieri sparsi
Tag:, , , ,


Sangue dappertutto, capelli neri in terra, gli occhi fuori dalle orbite. E sul petto una piccola sacca con 27 monete d’oro. La scena che si mostrò agli occhi dell’ispettore Cabrona al civico 12 di via Kartoffeln fu di quelle raccapriccianti: il corpo di Hellas giaceva inerme su un tavolo di legno e mostrava le sevizie di una crudeltà da reality show. Cabrona non sapeva bene da dove partire, visto che aveva una laurea in Scienze delle Comunicazioni e che faceva l’ispettore perché suo zio era il Granduca di un famoso villaggio vacanze.

La soluzione del caso, però, arrivò la sera stessa, quando i due assassini, un uomo molto basso e una donna dal deretano generoso, giunsero in centrale e confessarono tutto, convinti che il loro non fosse un omicidio, ma solo un’operazione di salvataggio. Fu un racconto scioccante e incredibile allo stesso tempo, talmente spaventoso che Cabrona rinunciò a mangiare la pancetta della sua pasta alla carbonara .Una storia orrenda, che iniziò in un piovoso giorno di novembre.

Quel giorno Hellas non si sentiva benissimo. Aveva un brutto mal di testa, forse la febbre. Non era un tipo apprensivo, anche se quando le si spezzava un’unghia era solita assumere 2 taniche di antidolorifici per via endovenosa. Quella febbre, però, le puzzava e decise di chiamare l’ambulatorio della città per una vista a domicilio. Passarono le ore, i giorni, i mesi, ma a casa sua non si presentò nessuno. Ogni giorno, ad ogni sua chiamata sentiva rispondersi: “Domani, verremo domani”. In quei mesi la salute di Hellas peggiorò quasi senza che se ne accorgesse: iniziò prima a sentire dolori al petto, poi a tossire sangue, poi ad ascoltare cd di Carla Bruni.

Un giorno, però, il campanello di casa sua finalmente suonò. Si trascinò a fatica verso la porta, la aprì e si trovò di fronte due individui decisamente bizzarri, entrambi con indosso un camice bianco: uno era un nanetto dalle orecchie paraboliche, l’altro una donna abbastanza in carne, il cui fondoschiena abbondante e gelatinoso rumoreggiava in maniera fastidiosa ad ogni suo passo. Il nanetto teneva su un sorrisetto arrogante; la donna dai grandi glutei, invece, sembrava un androide privo di qualunque sentimento.

S-siete i medici, vero?”- chiese Hellas, visibilmente provata dalla febbre.
Ja”- rispose la donna, fissandola.
N-non mi sento troppo bene”.
Siamo qui per questo”.

I convenevoli finirono qui. La donna dai grandi glutei le spruzzò in faccia un’essenza di camomilla, lavanda e sonnifero per cavalli. Il nanetto, poi, la caricò in spalla e la portò nel sottoscala di un antico palazzo.

Dove… dove sono?”- esclamò Hellas, aprendo gli occhi e realizzando di essere legata su un tavolo che sembrava essere quello di un macellaio psicopatico o di Giampiero Galeazzi quando prende un aperitivo.
Sei in un luogo sicuro”- le disse la donna dai grandi glutei.

La stanza era tetra, sui muri si vedevano chiaramente i segni dell’umidità. Hellas si sentiva ancora frastornata, era confusa e, soprattutto, non capiva che cazzo stava succedendo.

C-cosa volete da me?”- esclamò con un filo di voce- “e perché sono legata?
Solo il tuo bene bella bambina, solo il tuo bene”- sibilò la culona, tirando fuori un grosso coltello da una borsa sulla quale erano disegnate dodici stelle. A cosa servisse quel coltello Hellas l’avrebbe scoperto poco dopo.

La sventurata giaceva immobile sul tavolo. La paura iniziò a farsi largo dentro di lei, il suo cuore accelerò il battito. Dai suoi occhi iniziarono a sgorgare lacrime d’arrendevolezza, che le solcavano il viso lentamente, quasi fossero dei regionali Trenitalia.

Ti salverai, ma bisogna tagliare, tagliare tanto”- le disse la culona guardandola negli occhi. Quindi le passò il coltello sulla fronte, disegnando uno strano simbolo che assomigliava ad una “E”. Hellas urlò come una tronista di Maria De Filippi, ma nessuno riuscì a sentirla. La culona le tagliò due dita della mano destra, poi due della mano sinistra. Hellas tirò fuori un grido mostruoso, che sapeva di dolore e rassegnazione.

La donna dai grandi glutei, però, non aveva nessuna pietà e continuava a seviziarla. E mentre lo faceva, le ripeteva: ”E’ per il tuo bene, così ti salverai. Bisogna tagliare, tagliare tanto”. Il nanetto le squarciò i vestiti con delle forbici affilate, lasciandola seminuda; quindi le tagliò i capelli, gettando in terra il setoso simbolo della sua femminilità. Poi, senza un motivo apparente, corse in un angolo a masturbarsi. Hellas era allo stremo. Il sangue defluiva copioso dalle sue membra, il suo viso, ormai, era una maschera di sangue.

La culona continuò a fare tagli sul suo corpo, poi scagliò tre violente coltellate all’addome. La vita stava uscendo fuori da Hellas e, mentre avveniva il mistico trapasso, il nanetto le posò sul petto una piccola sacca con 27 monete d’oro. Fu così che Hellas morì. “E’ per il tuo bene”- ripeteva la culona a quello che, ormai, era solo un cadavere. Sangue dappertutto, capelli neri  in terra, gli occhi fuori dalle orbite: era questo il bene di Hellas..

L’ispettore Cabrona ascoltò tutta la storia senza fiatare. Poi estirpò una caccola dalla sua narice sinistra, osservandola come se nascondesse una verità sconosciuta ai più. Sapeva che il caso era chiuso e, come avrebbe fatto qualsiasi luminare della dottrina carceraria, prese il nanetto e la culona e li sbattè in galera a calci nel culo. Intanto, in città, la notizia dell’efferato delitto era ormai sulla bocca di tutti. Nessuno riusciva a spiegarsi il perché di un gesto così crudele e inumano, nessuno ne capiva il senso.

Quando però arrivò il giorno del processo, con grande sorpresa da parte di tutti, il Gran Tribunale della città decretò l’innocenza dei due assassini: per i giudici il nanetto e la culona non avevano ucciso Hellas, ma l’avevano salvata davvero. O almeno così stabilivano le leggi della città.

I cittadini protestarono giorni e giorni, Cabrona restituì il distintivo alla bancarella dove l’aveva comprato. Ma fu tutto vano: il nanetto e la culona se ne andarono via chissà dove, liberi come una farfalla tatuata sull’inguine di una soubrette. Sangue dappertutto, capelli neri  in terra, gli occhi fuori dalle orbite: era questo il bene di Hellas.

(Foto rubata qui:  http://www.flickr.com/people/crystalflickr)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...