I vestiti nuovi di Re Grillo

Pubblicato: 25 giugno 2014 in Pensieri sparsi
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Beppe Grillo

Tanti anni fa viveva un imperatore che amava moltissimo i vestiti. Ne aveva uno diverso per ogni ora del giorno e ne comperava sempre di nuovi e raffinati: aveva un vestito a favore dell’Euro e uno contro l’Euro; uno con su scritto “Rodotà Presidente della Repubblica” e uno con su scritto “Rodotà ottantenne miracolato dalla rete”; uno nero e uno rosso; tantissimi con la scritta “Vaffanculo”. Cambiare vestito gli piaceva moltissimo e il popolo lo seguiva e lo acclamava qualsiasi cosa indossasse, anche se gli stava di merda. L’imperatore era conosciuto anche col nome di “Re Grillo” e girava sempre assieme a Gianroberto, il gran visir in grado di prevedere il futuro con una percentuale di errore che oscillava mediamente tra i 7 e gli 8 secoli.

Un bel giorno in città arrivarono 2 impostori che, spacciatisi per tessitori, annunciarono agli abitanti di possedere la stoffa più bella del mondo. La stoffa si chiamava Ukip ed aveva una grande particolarità: quella di risultare invisibile alle persone stupide. L’imperatore ne fu subito entusiasta e disse ai suoi cortigiani: “Belin, questa Ukip è meravigliosa, i ragazzi dell’Ukip sono meravigliosi, non come quei morti dei Verdi che vendono robaccia nelle periferie del regno”; e ordinò ai 2 sarti di confezionare un nuovo vestito che avrebbe indossato in occasione del decimo anniversario del suo blog.

I 2 sarti si fecero consegnare ingenti quantità di seta e di oro per confezionare l’abito, e finsero di lavorare giorno e notte, ma sul telaio non filavano alcuna stoffa. Passarono 20 soli e 20 lune, e Re Grillo, incuriosito, decise di mandare i suo emissari Crimi e Lombardi a vedere come precedevano i lavori. I 2 luogotenenti non riuscirono a vedere alcuna stoffa, ma, temendo di passare per stupidi, circostanza mai verificatasi nella loro vita, si complimentarono con i tessitori per la bellezza della stoffa e riferirono a corte ogni sorta di meraviglia.

Finiti i lavori, i tessitori si presentarono a castello; qui vennero accolti dai consiglieri Morra, De Maio e Di Battista che, pur non riuscendo a vedere la stoffa, tributarono loro ogni sorta d’onore per il meraviglioso vestito: anche loro 3, infatti, avevano paura di sembrare stupidi agli occhi del regno.

Venne poi il turno dell’imperatore: anche lui, in cuor suo, temeva di non riuscire a vedere la preziosa stoffa e, quando i tessitori si presentarono nelle sue stanze, il suo timore divenne realtà. Ma non si perse d’animo e, dinnanzi alla corte tutta, finse grandissima soddisfazione per la creazione dei tessitori e decise di conferir loro il titolo nobiliare di “Social media manager”. Poi “indossò” la stoffa invisibile e uscì per le strade della città accompagnato dai suoi fedelissimi.

“Com’è bello il vestito dell’imperatore”, “Non ho mai visto niente di più bello”, “Questo sì che è un vestito, altro le camice di merda di Matteo Renzi”, bisbigliavano i sudditi mentre l’imperatore, altezzoso, girava per la città. I complimenti arrivavano da destra e da ultradestra, e il gran visir Gianroberto, che aveva previsto tutto, decise di lanciare l’hashtag #vestiamonoi. La processione andava avanti tra ovazioni e schizzi di sperma, fino a quando un bimbo di nome Pizzarotti urlò a gran voce: ”Ma che ci fa l’imperatore col cazzo fuori? Non vedete che è nudo?”. Il popolo lo guardò ammutolito e, dopo una consultazione su Facebook durata 30 secondi, decise democraticamente di impalarlo.

La voce che il sovrano fosse nudo, però, iniziò a diffondersi velocemente tra la folla e l’imperatore, credendo di poter essere colto in fallo, decise di distrarre l’attenzione dei sudditi urlando la prima cazzata che veniva in mente: “Popolo, siamo pronti a parlare di legge elettorale col PD”.

E vissero tutti felici e contenti.

(racconto liberamente ispirato alla favola di Andersen “Quello che farei in macchina con la Boldrini”)

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